Bryan Johnson ha lanciato un programma chiamato Immortals che promette un monitoraggio sanitario estremo e personalizzato al costo di 1 milione di dollari l’anno. In poche ore, oltre 1.500 persone hanno fatto domanda per partecipare.
L’obiettivo dichiarato? Spingere al massimo la longevità umana attraverso dati biologici continui, test avanzati e protocolli anti-invecchiamento radicali.
Ma cosa offre davvero questo programma? E quanto è realistico parlare di “immortalità”?
Cosa prevede il programma Immortals?
Bryan Johnson, imprenditore tech noto per i suoi esperimenti sulla longevità, ha costruito negli ultimi anni un protocollo personale basato su una regola semplice: misurare tutto, intervenire, ripetere.
Con Immortals, questa filosofia diventa un servizio per pochi selezionati.
Il programma promette:
- Team medico dedicato
- Monitoraggio biologico continuo
- Analisi di milioni di dati fisiologici
- Test clinici estesi
- Protocolli per pelle, metabolismo, performance e recupero
- Accesso alle terapie considerate più avanzate sul mercato
Johnson, oggi 48enne, investe personalmente circa 2 milioni di dollari l’anno nel proprio corpo: dieta vegana rigidissima, allenamenti pianificati al minuto, controlli costanti su sangue, urine e microbiota. In passato ha anche sperimentato trasfusioni di plasma proveniente dal figlio adolescente, pratica che ha suscitato ampio dibattito nella comunità scientifica.
Il suo messaggio è chiaro: l’invecchiamento non è inevitabile, è un processo biologico da ottimizzare.
Perché così tante persone hanno fatto domanda?
Il dato più interessante non è il prezzo, ma la risposta del pubblico.
In meno di 30 ore dal lancio, oltre 1.500 candidati hanno presentato domanda. Tra loro, secondo quanto dichiarato, ci sarebbero imprenditori, atleti, artisti e professionisti di alto livello.
Perché?
Viviamo in un’epoca in cui la longevità è diventata un settore economico enorme. L’idea di rallentare l’invecchiamento — o addirittura “sconfiggere la morte” — non è più solo fantascienza, ma un campo di ricerca reale che coinvolge biotecnologie, intelligenza artificiale e medicina personalizzata.
Johnson sostiene che, con l’evoluzione delle tecnologie, questi protocolli potranno diventare più accessibili nel tempo. Oggi però si tratta di un’élite sanitaria.
Non è l’unico: i miliardari che investono nella longevità
Bryan Johnson non è solo in questa corsa.
Anche figure di primo piano della Silicon Valley stanno finanziando ricerche sull’anti-aging:
- Jeff Bezos ha investito in Altos Labs, focalizzata sulla riprogrammazione cellulare.
- Peter Thiel ha sostenuto Unity Biotechnology, che studia le cellule senescenti.
- Sam Altman ha investito 180 milioni di dollari in Retro Biosciences, impegnata nel ringiovanimento delle cellule immunitarie.
Il filo conduttore è uno: intervenire sui meccanismi biologici dell’invecchiamento prima che si trasformino in malattia.
E’ davvero possibile non morire?
Qui serve chiarezza.
Ad oggi, non esiste alcuna prova scientifica che l’immortalità biologica sia raggiungibile. Le ricerche più promettenti riguardano:
- riduzione dell’infiammazione cronica
- eliminazione delle cellule senescenti
- ottimizzazione metabolica
- prevenzione precoce delle malattie neurodegenerative e cardiovascolari
Parlare di “sconfiggere la morte” è una visione filosofica, non un risultato clinico dimostrato.
Tuttavia, la medicina preventiva basata sui dati — quella che Johnson porta all’estremo — rappresenta una tendenza reale: sempre più medicina personalizzata, sempre più monitoraggio continuo, sempre più intelligenza artificiale applicata alla salute.
Cosa significa per il futuro della longevità
Se guardiamo oltre la narrativa sensazionalistica, emergono tre elementi concreti:
- La salute sta diventando data-driven
- I modelli di prevenzione potrebbero anticipare le malattie di anni
- Le terapie oggi d’élite potrebbero, in futuro, diventare più accessibili
Personalmente, vedo in questi programmi meno una promessa di immortalità e più un laboratorio estremo su ciò che potrà diventare la medicina del futuro.
La vera domanda non è “vivremo per sempre?”, ma: quanto a lungo potremo vivere in salute reale?
E su questo terreno, la ricerca scientifica sta davvero accelerando.






